Back to school: Il rischio chimico in laboratorio, come evitarlo



Cappa chimica a flusso laminare di classe1

Cappa chimica a flusso laminare di classe1

Il rischio chimico in laboratorio può essere evitato dalla progettazione stessa del laboratorio e dal posizionamento dei suoi elementi, dalla pianificazione dei turni, dalla scelta della strumentazione e degli arredi, dalla formazione di tecnici e responsabili.

Il concetto di prevenzione del rischio è spesso legato a numerose figure amministrative e tecniche, attente in maniera individuale ad alcuni aspetti delle normative, ma talvolta non attenti ad una visione d’insieme del problema del rischio chimico in laboratorio, purtroppo di grande attualità e di difficile analisi visto che molti dei rischi si manifestano solamente nel lungo periodo.
Dal punto di vista delle apparecchiature, ad oggi il rischio chimico viene limitato principalmente in 3 modi:
  • Cappe chimiche
  • Aspirazione localizzata  (trunk o snorkel)
  • Armadi ventilati

Le cappe sono dei veri e propri dispositivi di protezione collettiva, e sono da sempre considerate una parte integrante dei laboratori dove i tecnici vengono a contatto con sostanze volatili potenzialmente dannose. Il loro funzionament0 è tipicamente legato ad un flusso laminare d’aria che viene opportunamente filtrata da filtri HEPA. Tra di esse sono particolarmente efficaci le cappe che dispongono di un sistema di espulsione totale canalizzata, dette “ducted”, mentre le meno sicure sono quelle a flusso laminare orizzontale, la cui funzione è esclusivamente quella di preservare il campione e non l’operatore. Nonostante l’utilizzo delle cappe sia molto semplice ed intuitivo, il loro utilizzo è soggetto a normativa che individui del personale specifico che abbia frequentato un corso  (art. 71 D.Lgs. 81/08 ). Esistono 3 classi di cappe chimiche (classe 1, classe 2, classe3) a seconda della loro efficacia nel limitare il contatto tra operatore e campione. Le cappe di classe 3, tipicamente usate in ambito di contatto con patogeni del gruppo 4, sono completamente stagne e garantiscono la maggior protezione.

I bracci di aspirazione, talvolta più efficaci nell’intercettare la specifica fuoriuscita di materiale dalle soluzioni o preparazioni, non evitano che il tecnico sia comunque a contatto con le molecole dannose attraverso gli abiti o l’ambiente prossimo al materiale fonte di inquinamento, e non sono considerati dei dispositivi di protezione collettiva. Il loro utilizzo è dunque consigliato ma non regolamentato a norma di legge.

Gli armadi ventilati, il cui utilizzo è soggetto alle norme EN14470, sono obbligatori nel caso di rischio esplosivo, infiammabile o volatile. Nel caso di questi strumenti, la sola filtrazione molecolare è spesso sconsigliata se non associata ad una canalizzazione forzata all’esterno che scongiuri il rischio di contaminazione, particolarmente significativo se tali armadi vengono lasciati “spenti” quando vuoti, in particolare durante i periodi di chiusura del laboratorio. Le sostanze presenti nei filtri possono infatti esercitare un graduale rilascio nell’ambiente se non sottoposte a aerazione forzata.

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